L’obiettivo che Tirana ripete da mesi potrebbe presto diventare anche un riferimento ufficiale per Bruxelles. La Commissione europea sta infatti preparando una nuova roadmap per i Paesi candidati all’adesione che hanno compiuto i maggiori progressi, e nel caso dell’Albania il documento dovrebbe indicare la fine del 2027 come orizzonte per la conclusione dei negoziati.

Il passaggio arriva dopo un’accelerazione senza precedenti nel percorso europeo dell’Albania. Tra il 2024 e il 2025 Tirana ha aperto tutti i sei cluster negoziali, comprendenti complessivamente trentatré capitoli.

Quest’anno ha segnato il passaggio alla fase successiva. Nel mese di maggio, il Paese ha soddisfatto i parametri intermedi relativi al cluster sui principi fondamentali, che comprende Stato di diritto, riforma della pubblica amministrazione, funzionamento delle istituzioni democratiche e criteri economici. A luglio, l’Unione ha dichiarato provvisoriamente chiusi i negoziati con l’Albania sui capitoli relativi a scienza e ricerca, istruzione e cultura e relazioni esterne, che diventeranno definitivi alla conclusione dei negoziati.

È proprio qui che si concentra la prossima sfida. In un’intervista concessa a Focus Europe, il ministro albanese per l’Europa e gli Affari esteri Ferit Hoxha ha indicato ambiente, agricoltura e trasporti tra i settori più complessi, dove l’allineamento all’acquis europeo richiederà un lavoro particolarmente intenso. Hoxha ha ribadito l’obiettivo di completare la parte tecnica dei negoziati entro il 2027, sottolineando allo stesso tempo che alcuni ambiti potrebbero richiedere periodi transitori.

La possibile roadmap della Commissione dovrebbe servire proprio a rendere più concreto questo percorso. Secondo Euronews, Bruxelles sta lavorando a un elenco di “deliverables”, cioè riforme e risultati specifici che Tirana dovrà conseguire per colmare i divari ancora esistenti. Il modello sarebbe quello già utilizzato con il Montenegro e dovrebbe essere inserito nel prossimo pacchetto annuale sull’allargamento.

La velocità, tuttavia, porta con sé anche interrogativi sulla qualità dell’attuazione. Esponenti della società civile albanese si sono detti preoccupati per l’accelerazione legislativa promossa dal governo di Edi Rama. Secondo le critiche, la necessità di adottare rapidamente un numero molto elevato di riforme potrebbe comprimere gli spazi per trasparenza, partecipazione pubblica e controllo parlamentare.

È una questione centrale anche per Bruxelles. Nel giugno scorso il Parlamento europeo, pur riconoscendo i rapidi progressi dell’Albania, ha sottolineato la necessità di garantire la piena attuazione della legislazione adottata, rafforzare lo Stato di diritto e consolidare le riforme contro la corruzione.

Su questo tema, la “Rivoluzione dei Fenicotteri” emersa in estate ha attirato l’attenzione delle istituzioni europee. Nata come mobilitazione contro un progetto turistico nell’area protetta di Vjosa-Narta, voluto da importanti investitori statunitensi, tra cui Jared Kushner, genero del presidente Donald Trump, l’iniziativa si è rapidamente trasformata in un movimento di protesta contro la corruzione e la gestione centralizzata del potere nella politica albanese.

Tirana tende a nascondere questo lato continuando intanto a presentarsi come uno dei partner più allineati all’Unione in politica estera. Hoxha ha ribadito a inizio settembre, durante un incontro a Dublino con la commissaria europea per l’Allargamento Marta Kos, la volontà di mantenere il ritmo dei negoziati e di chiudere il maggior numero possibile di capitoli. L’obiettivo è inoltre quello di adeguare l’Albania già da ora alle posizioni di Bruxelles sui temi più rilevanti dell’agenda europea, a partire dalla sicurezza.

Anche il rapporto con l’Italia rappresenta un elemento importante. La cooperazione bilaterale si è rafforzata negli ultimi anni, soprattutto sul dossier migratorio. Il protocollo sui centri per migranti in Albania rimane un tassello rilevante della relazione tra Roma e Tirana e il governo albanese continua a considerarlo parte di una più ampia partnership con l’Italia, nonostante le discussioni sulla sua durata e sul suo futuro dopo l’adesione all’Unione, che comporterebbe per l’Albania la perdita dello status di “Paese terzo”.

La prospettiva del 2027 appare dunque sempre più concreta, ma non automatica. La stessa Commissione continua a definire l’allargamento come un processo basato sul merito: la roadmap potrà indicare una traiettoria, ma saranno i risultati delle riforme a determinarne l’effettivo avanzamento.

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